Decugnano dei Barbi 2021, un tuffo nella storia dell’Orvieto DOC

Il periodo prenatalizio si presta perfettamente a visite nelle città d’Italia e d’Europa che offrono i migliori Mercatini di Natale (considerazione che purtroppo è venuta meno negli ultimi due anni…), ma è anche un ottimo momento dell’anno per godersi le bellezze di alcuni paesaggi italiani, immersi nei colori stagionali. E quale miglior posto dell’Umbria, il polmone verde d’Italia, che in questo periodo lascia estasiati con i suoi colori che vanno dal giallo al rosso, passando per varie tonalità di arancione, e che regala alcune tra le cantine più interessanti del centro Italia, come quella che abbiamo visitato oggi, Decugnano dei Barbi.

LA STORIA

Si arriva alla tenuta dei Barbi, famiglia che ha rilevato i terreni e creato l’azienda nel 1973, uscendo sull’Autostrada A12 a Orvieto, e proseguendo attraverso strade provinciali che regalano scorci di fine autunno da lasciare a bocca aperta, e che fanno riflettere su quanto in Italia basti allontanarsi dai grandi centri per gustare il fascino del tocco artistico della Natura.

Come detto, l’azienda nasce nel 1973, dalla volontà della famiglia Barbi, innamoratasi della zona e del magnifico terroir, con i suoi terreni sabbiosi di origine marina risalenti addirittura all’epoca pliocenica, che uniti a una buona ventilazione (siamo a 300 metri di altezza) e a una perfetta escursione termica contribuiscono a creare vini molto profumati ed eleganti, grazie a una maturazione delle uve ottimale.

Appena arrivati alla tenuta, ci accoglie il gentilissimo Maurizio, che ci fa accomodare e inizia a raccontarci la storia della zona e della famiglia. Scopriamo così che qui si producevano vini già nel 1212 per il clero di Orvieto, in quanto le terre appartenevano alla chiesa di Santa Maria di Decugnano, e che è stata proprio la famiglia Barbi a produrre il primo metodo classico millesimato umbro, nel 1978 (5 anni dopo aver rilevato i terreni) e la prima muffa nobile italiana, nel 1981.

PASSIAMO ALLA VISITA AI VIGNETI, E POI ALLA CANTINA DI DECUGNANO

Iniziamo poi la visita dei vigneti, 50 ettari totali di cui 32 vitati, con vigne piantate tra il 1984 e il 2011, allevate a guyot e a cordone speronato, e uve bianche che vanno dal Grechetto al Procanico, passando per il Verdello, tipiche del territorio di Orvieto, per arrivare ai francesi Chardonnay, Sauvignon Blanc e Semillon, mentre le uve rosse variano dal Sangiovese al Montepulciano, con una buona percentuale di vitigni d’oltralpe come Syrah, Cabernet Sauvignon, Merlot e Pinot Noir.

Maurizio ci racconta che la vendemmia è completamente meccanizzata, ma avviene una massiva selezione manuale preventiva degli acini, che, unita all’assenza di utilizzo di insetticidi e concimi chimici, porta in cantina solo le uve migliori, atte a dare ai vini il carattere e l’eleganza che l’azienda ricerca in ogni prodotto, nel rispetto del territorio e nell’attenzione alla salute delle viti.

Decugnano dei Barbi 2021, un tuffo nella storia dell'Orvieto DOC
Vigneti, con sullo sfondo i colori dell’ autunno
Decugnano dei Barbi 2021, un tuffo nella storia dell'Orvieto DOC
Un dettaglio della tecnica di allevamento

Durante la visita alla cantina di Decugnano, percepiamo perfettamente quello che Maurizio ci racconta, e lo vediamo anche con i nostri occhi, in quanto su alcune rocce sono ancora presenti fossili di conchiglie e ostriche, che ci testimoniano come qui un tempo lontanissimo fosse presente il mare.

Decugnano dei Barbi 2021, un tuffo nella storia dell'Orvieto DOC
Fossili marini lungo una parete

La visita prosegue in cantina, dove Maurizio ci mostra i macchinari che vengono utilizzati per la vinificazione, dalla pigiatrice per la pressatura soffice delle uve bianche, ai tini di acciaio dove avviene la prima fermentazione, passando per la bottaia dove affinano i vini rossi, e terminando nella cantina dove le bottiglie di metodo classico riposano sulle loro pupitre, per una permanenza sui lieviti che supera i 40 mesi.

Decugnano dei Barbi 2021, un tuffo nella storia dell'Orvieto DOC
Pigiatrice
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I tini di acciaio inox utilizzati per la fermentazione

In particolare ci colpisce questa cantina scavata nella roccia, una grotta che regala una temperatura e un’umidità pressoché costanti, caratteristiche fondamentali per garantire il giusto ecosistema nella produzione di vini spumante con rifermentazione in bottiglia. L’azienda produce due etichette di questa tipologia, un Pas Dosè e un Brut, entrambi 50% Pinot Noir e 50% Chardonnay, la cui unica differenza sta nella liqueur d’expedition aggiunta alle bottiglie a seguito della sboccatura.

Decugnano dei Barbi 2021, un tuffo nella storia dell'Orvieto DOC
Decugnano dei Barbi 2021, un tuffo nella storia dell'Orvieto DOC

Decugnano dei Barbi 2021, un tuffo nella storia dell'Orvieto DOC
Pupitre nella cantina di affinamento del Metodo Classico

LA DEGUSTAZIONE

Con queste premesse, siamo molto curiosi di assaggiare i vini!

Maurizio ci propone 4 bottiglie, dai nomi molto suggestivi: Battito, Mare Antico, AD 1212 e Pourriture Noble.

Il primo vino in degustazione, Battito, è un rosso che regala piacevoli note fruttate al naso, molto pulito ed elegante, e che in bocca risulta avere una buona persistenza, con un alcol perfettamente integrato, e una piacevole nota amarognola sul finale. Può sembrare strano iniziare una degustazione con un vino rosso, ma la freschezza di questa bottiglia di bella beva lo rende perfetto per un abbinamento di salumi e formaggi locali.

Decugnano dei Barbi 2021, un tuffo nella storia dell'Orvieto DOC
Il piatto di accompagnamento ai vini di Decugnano

Il secondo vino in assaggio è Mare Antico, un Orvieto Classico Superiore Doc 2019 a base Grechetto, Procanico, Chardonnay e Vermentino, la cui fermentazione avviene, in modo separato per ogni varietà, in tini di acciaio per 15 giorni. Un 5% viene poi passato in barrique, e svolge completamente la fermentazione malolattica. Fine ed elegante al naso, con note di frutta esotica che ritroviamo al sorso, è un vino bianco equilibrato e armonico, con una spalla acida di origine marina che gli dona una piacevole bevibilità, con una lunga persistenza sul finale.

Torniamo poi ad un rosso con AD 1212, un Umbria Rosso IGT 2018 a base Syrah 65%, Cabernet Sauvignon 20% e Montepulciano 15%, la cui fermentazione avviene in acciaio, per poi affinare 1/3 per un anno in barrique di rovere francese, mentre i restanti 2/3 rimangono in acciaio.

Le parti vengono poi assemblate successivamente in modo molto meticoloso, per un vino che dona al naso un frutto più scuro (mirtillo, ciliegia sottospirito) di Battito, unito a una nota speziata di pepe che riscontriamo anche al palato, e che in bocca risulta caldo e molto equilibrato, con un bel finale ammandorlato. É un vino che ha una sua struttura, e che richiama un abbinamento a piatti di carne arrosto o di selvaggina.

Terminiamo poi con Pourriture Noble, la muffa nobile di Decugnano che è la ciliegina sulla torta dell’azienda, un Orvieto Classico Muffa Nobile Doc 2019 dove sono presenti Grechetto e Procanico al 60%, Sauvignon Blanc al 35% e infine un 5% di Semillon.

Prodotto con una pressatura molto soffice immediatamente successiva alla vendemmia, e seguente fermentazione in acciaio per circa due mesi che, grazie anche alla perfetta selezione degli acini colpiti dalla Bortrytis Cinerea, dona un vino che è un’assoluta chicca, un soave equilibrio tra acidità e dolcezza, con note dolci di pesca e mango, che accarezza il palato con le sue morbidezze ma regala anche una grande freschezza, che lo rende decisamente beverino e non stucchevole. In abbinamento, il contrasto con formaggi erborinati è quasi d’obbligo! Ma può anche essere servito come dessert, accompagnando magari un bel pezzo di cioccolato fondente.

Decugnano dei Barbi 2021, un tuffo nella storia dell'Orvieto DOC
La batteria di vini degustati

Una volta finito di gustare questa prelibatezza, assieme ai prodotti gastronomici in accompagno, salutiamo Maurizio e la tenuta dei Barbi, con la consapevolezza che l’Orvieto DOC e i suoi vini non hanno nulla da invidiare ad altre denominazioni italiane più note, forti di un territorio con caratteristiche minerali esclusive e decisamente peculiari. Buone bevute, e Buon 2022 a tutti!

Andrea – https://www.apiedefranco.com/

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